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Guiderocchi
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I mwbqGuiderocchi sono stati una nobile famiglia mwbgitaliana originaria di mwbwAscoli Piceno, nelle mwcaMarche.

Contents

Origini
Esilio
Note

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Storia della famiglia

Divenuta famosa nel corso della propria storia per alcuni dolorosi episodi del mwdaMedioevo ascolano, i Guiderocchi si sono schierati da sempre nella fazione mwdqghibellina della città di Ascoli, appartenente allo mwdgStato Pontificio e quindi mwdwguelfa.

Origini

Fra il mwfg1054 e il mwfw1069 sono attestate alcune donazioni di territori e castelli ai mwgavescovi di Ascoli Piceno da parte di due fra i più antichi avi della famiglia: Trasmondo e Sciolfo Guiderocchi; tale beneficenza venne fatta testualmente mwgq"per esser gentil'huomini pii e devoti".cite-ref-referencea-1-0[1] Allo stesso modo avvenne che, anni dopo, Giovanni Guglielmo Guiderocchi donò e vendette ai rappresentanti ecclesiastici nel mwhgPiceno alcuni possedimenti presso mwhwMontecalvo e Colloto, nel circondario della città di Ascoli.cite-ref-referencea-1-1[1] Presumibilmente, si può immaginare che simili donazioni fossero la prassi comune all'epoca per entrare nelle grazie del potere temporale del mwjqPapa

Pur non essendo attestata una data certa, è noto che dal mwjw1300 nei documenti regi della mwkaprovincia di Ascoli Piceno è segnalata la presenza di una certa famiglia Guiderocchi.cite-ref-referenceb-2-0[2] Difatti, nel mwlq1435 un altro Giovanni Guglielmo Guiderocchi viene insignito dall'allora pontefice mwlgEugenio IV del titolo di mwlwfeudatario, signore di alcuni territori nei pressi di mwmaSpinetoli.cite-ref-referencea-1-2[1]

Esperienza mercenaria e prima tirannide

Tommaso Guiderocchi, figlio di Giovanni Guglielmo, fu padrone della Rocca di Morro, allora possedimento ascolano, e comandante di una guarnigione a difesa del castello e della stessa città.cite-ref-referenceb-2-1[2] Cavaliere mercenario, dal mwow1450 al mwpa1458 combatté sotto le insegne dello Stato Pontificio. Fu inoltre amico di mwpqsan Giacomo della Marca.cite-ref-referencea-1-3[1]

Nel mwqw1458 mwraGiosia Acquaviva, nobile al servizio del mwrqRe di Napoli, conquista la vicina mwrgColonnella, altro possedimento ascolano; alcuni abitanti del luogo che avevano strenuamente difeso il borgo, si rifugiarono presso la rocca di Tommaso. Tuttavia, l'asilo offerto agli abitanti di Colonnella provocò la marcia delle truppe guidate da Giosia Acquaviva verso la Rocca di Morro; Giosia chiede che gli vengano consegnati gli esuli di Colonnella, ma Tommaso Guiderocchi si rifiuta, subisce la distruzione della rocca e viene deportato assieme a suo figlio Astolfo, diciottenne.cite-ref-referenceb-2-2[2]

mwtaFerdinando II, allora mwtqRe di Napoli e signore di Giosia Acquaviva, viene a conoscenza della cattura di Tommaso Guiderocchi, ottenendo dal prigioniero che combattesse al proprio soldo in cambio della libertà sua e del figlio Astolfo.cite-ref-referenceb-2-3[2] Così, Tommaso Guiderocchi partecipò alle dispute per la successione al trono di Napoli, riuscendo a stringere numerosi legami con la monarchia napoletana e l'aristocrazia campana.cite-ref-referencea-1-4[1] Rientrato in Ascoli Piceno, combatté fra il mwvg1484 e il mwvw1487 nella guerra contro mwwaFermo.cite-ref-referencea-1-5[1]

La figlia di Tommaso Guiderocchi, Flavia, venne educata dal padre alla vita militare e, stando alle cronache dell'epoca, capeggiò addirittura una compagine di Ascoli Piceno contro il castello di mwxgControguerra, dominio piceno occupato dal mwxwDuca di mwyaAtri nel mwyq1459.cite-ref-referenceb-2-4[2]

Rientro e seconda tirannide

Fra il 1484 e il mwaa1488 le ricchezze e le proprietà della famiglia Guiderocchi si fecero imponenti: l'attività di mercenario di Tommaso Guiderocchi aveva concesso visibilità, guadagni e legami d'amicizia con la nobiltà del mwaqsud Italia. Inoltre, la morte del fratello di Tommaso, Nello Guiderocchi, consentì ai suoi familiari di ereditare numerosi beni legati all'arcidiaconato ascolano.cite-ref-referencea-1-6[1]

Nel 1488 muore Tommaso Guiderocchi e suo figlio Astolfo ne eredita le proprietà, il retaggio militare e l'impegno politico. Di famiglia ghibellina, fu a capo del governo di Ascoli Piceno, subendo nel mwbw1498 l'incendio del palazzo di famiglia nel centro della città, dato alle fiamme da alcuni dissidenti di parte guelfa. L'attacco, tipico del contesto delle lotte cittadine fra guelfi e ghibellini, fu tale da costringere la famiglia Guiderocchi a ritirarsi da Ascoli Piceno, esule presso il Regno di Napoli.cite-ref-referencea-1-7[1]

Da lì ripartì alla volta dell'ascolano nel mwdq1501, guidando oltre un centinaio di uomini, in gran parte mercenari o fuoriusciti di parte ghibellina; occupò dapprima alcuni territori dell'attuale mwdgprovincia di Ascoli Piceno (mwdwCastorano, mweaSpinetoli, mweqMonsanpolo), gettandosi poi all'assalto della città nell'aprile dello stesso anno. Le incursioni nei possedimenti di Ascoli non furono tuttavia sufficienti a garantirgli la capitolazione della città, che si difese strenuamente e lo costrinse ad abbandonare ogni desiderio di conquista.cite-ref-referencea-1-8[1] Il fallimento dell'impresa di Astolfo Guiderocchi mise in allarme gli mwfgAnziani ascolani, che evidentemente avevano percepito la passata esperienza di governo del Guiderocchi come una mwfwtirannide. Fu così che l'anno seguente Ascoli Piceno decise di abbandonare l'indipendenza dal controllo pontificio, ottenuta nel 1482 dal mwgapapa Sisto IV attraverso la mwgqLibertas Ecclesiastica, passando nuovamente sotto l'mwggegida dello mwgwStato Pontificio.cite-ref-referencea-1-9[1]

Nel mwiq1504 la città Ascoli Piceno venne infestata dalla peste e la popolazione decimata. L'occasione fu propizia per il rientro in città di Astolfo Guiderocchi e dei fuoriusciti ghibellini che sbaragliarono le difese guelfe e fecero strage di quasi tutti i capifamiglia ascolani, restaurando di fatto il governo tirannico esercitato fino al 1498.cite-ref-referencea-1-10[1] Inizialmente il mwjgcardinale e legato della Marca mwjwAlessandro Farnese tentò d'organizzare un raggruppamento di soldatesche radunate da tutto il territorio delle mwkaMarche e perfino dalla storica città rivale di Ascoli Piceno, mwkqFermo; l'adunata non fu però tale da convincere il cardinale a tentare di riconquistare la città.cite-ref-referencea-1-11[1] Si preferì cercare di pacificare i dissidi cittadini e cercare di ricucire la pesante frattura fra le famiglie guelfe e ghibelline, stabilendo così nel mwlg1505 la legittimità del ritorno della famiglia Guiderocchi nell'ascolano.cite-ref-referencea-1-12[1]

Esilio

Sempre nello stesso anno, a distanza di pochi mesi dalla riconferma del rientro ad Ascoli Piceno della fuoriuscita compagine dei Guiderocchi, Gian Tosto, uno dei due figli di Astolfo, resta coinvolto assieme ad alcuni coetanei in uno scontro armato fra guelfi e ghibellini; l'episodio ebbe come sfondo il mwoqPalazzo dei Capitani e vide infine la morte di alcuni giovani di parte guelfa.cite-ref-3[3] L'accaduto destò la reazione dell'allora governatore pontificio Raniero de' Ranieri, che fece rapporto a mwpgpapa Giulio II, il quale ordinò l'arresto di Astolfo Guiderocchi, che venne imprigionato nella mwpwRocca di Ravaldino, a mwqaForlì; sfuggirono alla cattura i figli di Astolfo, che abbandonarono la città assieme ad un nutrito stuolo di fedelissimi.cite-ref-referencea-1-13[1] Venne confiscata ogni proprietà della famiglia e la stessa cittadinanza di Ascoli venne defraudata di ogni potestà sul contado piceno. Simili provvedimenti vennero adottati a causa dell'intervento di numerose persone vicine alla fazione dei Guiderocchi durante la cattura di Astolfo.cite-ref-referencea-1-14[1]

Nonostante la perdita di ogni autorità sulla città, i Guiderocchi godevano ancora di forti amicizie all'interno di Ascoli e ricevevano anche numerosi appoggi esterni, sia dalla corte di mwsgFrancia - che si augurava che la cittadina marchigiana uscisse dal controllo papale per entrare in quello francesecite-ref-referencea-1-15[1] - che dal Regno di Napoli, ancora fortemente legato alla famiglia Guiderocchi per via dei servizi militari offerti quasi cinquanta anni prima dal nonno dei due eredi Guiderocchi. Simili amicizie permisero a Gian Tosto e Gian Francesco Guiderocchi di provare a rientrare in città più volte.cite-ref-referencea-1-16[1] Il primo tentativo avvenne nel mwuw1508, grazie al supporto di alcuni esponenti del governo cittadino; tuttavia la mwvacongiura fallì ed i fautori del colpo di mano vennero brutalmente giustiziati per le vie di Ascoli Piceno.cite-ref-referencea-1-17[1] Due anni dopo, nel mwwq1510, Gian Tosto guidò un piccolo esercito di mwwguomini di ventura raccolti fra le mwwwMarche e l'mwxaAbruzzo, cercando di entrare in città con la forza; il tentativo non riuscì e nello scontro lo stesso Gian Tosto perse la vita.cite-ref-referencea-1-18[1]

La fazione ghibellina e lo stesso Gian Francesco Guiderocchi si rifugiarono così nella provincia di Ascoli fino al mwyg1516, precisamente ad mwywAppignano ed mwzaOffida. Da qui continuarono a ricevere supporto economico e militare sia dal mwzqRegno di Francia che da alcuni dei cardinali scismatici del mwzgconciliabolo di Pisa, ciascuno deciso a sfruttare la particolare situazione politica per destabilizzare il controllo dello mwzwStato Pontificio nel marchigiano.cite-ref-referencea-1-19[1] Fra il mw1a1513 ed il mw1q1514 Gian Francesco cercò di ritornare ad insediarsi ad Ascoli Piceno per almeno altre due volte, fallendo in entrambe le azioni. I continui assalti alla città videro l'opposizione del nuovo pontefice, mw1gLeone X, che ordinò di continuare ad organizzare la resistenza ai rivoltosi ghibellini e di far rispettare le istanze d'esilio imposte ai componenti della famiglia Guiderocchi.cite-ref-referencea-1-20[1]

Riconciliazione

Sul finire del mw3q1515, ormai stanco per le continue lotte - intestine e non - il Consiglio degli Anziani di Ascoli dispose che la famiglia Guiderocchi fosse riammessa in città con l'approvazione papale ed il pagamento d'un'ammenda di 6.000 mw3gducati d'mw3woro.cite-ref-referencea-1-21[1]

Dopo dieci anni di prigionia, Astolfo Guiderocchi rientra in città assieme al figlio Gian Francesco, prendendo successivamente parte al Consiglio degli Anziani fino al mw5q1518, anno della propria morte.cite-ref-referencea-1-22[1]

La famiglia si estinse poco prima del mw6w1668 con la morte di Dorothea di Tito Guiderocchi moglie di Ludovico di Giovan Francesco Saladini. Strinse alleanza familiare con la più alta nobiltà italiana ed ascolana:conti Saladini di Ascoli, conti Mucciarelli di Ascoli, estinti nei M.si Delfico da cui i M.si e Conti De Filippis Dèlfico (vedi www.defilippis-delfico.it e centrostudidelfico.org e vari discendenti tra i quali i conti Rosati di Monteprandone De Filippis Dèlfico), nei conti Simonetti, conti Parisani, M.si Malaspina, Neroni ecc.

diamo la discendenza da Diana Guiderocchi, figlia di ASTOLFO I Seniore: sposata Sgariglia da cui Gasperotto Sgariglia, da cui Vincenzo Sgariglia da cui Ippolita Sgariglia da cui Brandimarte Parisani da cui Celio Parisani, da cui Emilio Parisani, da cui Tecla Parisani da cui Flavio Mucciarelli da cui Oderigo Mucciarelli da cui Diomira Mucciarelli in Delfico da cui i DE FILIPPIS DELFICO.

Torquato Tasso ed i Guiderocchi

Morto nel mw7w1550, Astolfo Guiderocchi, nipote dello stesso Astolfo che per due volte governò la città di Ascoli Piceno, stabilì per via testamentaria che le sue due figlie, Aurelia e Francesca, fossero date in sposa rispettivamente a Vincenzo mw8aSgariglia, nobile dell'Ascolano, ed al cugino Guido Guiderocchi. Le decisioni testamentarie di Astolfo trovarono però l'opposizione irremovibile della moglie Drusolina, che ostacolò soprattutto il matrimonio della figlia Aurelia, tanto da rendere necessario l'intervento decisionale del mw8qcollegio dei Cardinali di mw8gRoma, che stabilì che la bambina, allora tredicenne, fosse mandata presso la corte di mw8wGuidobaldo II della Rovere, mw9aduca di mw9qUrbino.cite-ref-referenceb-2-5[2] Nel mw-g1557 raggiunge la corte di mw-wUrbino mw-aTorquato Tasso al seguito del padre, mw-qBernardo Tasso; il poeta è coetaneo di Aurelia Guiderocchi, essendo nati entrambi nel mw-g1544.cite-ref-referenceb-2-6[2]

Lo storico e scrittore Gianfranco Salvi suppone che nella mwaqqGerusalemme liberata sia possibile individuare qualche rassomiglianza fra le vicende che coinvolsero la famiglia Guiderocchi fra mwaquXV e mwaqyXVI secolo ed alcuni personaggi del poema. L'ipotesi parte dal presupposto che, sebbene ciò non sia attestato da nessuna fonte storica, Aurelia Guiderocchi e Torquato Tasso, coetanei, ospiti presso la corte d'Urbino ed accomunati entrambi da dolorose vicende di vita, si siano incontrati, abbiano stretto amicizia e siano stati così in confidenza da raccontare ciascuno la propria storia all'altro.cite-ref-referenceb-2-7[2] Quindi, lo storico va ad individuare quali siano le possibili similitudini da riscontrare nell'opera del Tasso:

• Al Canto Secondo della Gerusalemme Liberata, riscontra nel personaggio descritto la figura di Flavia Guiderocchi, figlia del bis-nonno Tommaso Guiderocchi.cite-ref-4[4]
• Al Canto Ottavo della Gerusalemme Liberata, riscontra nel personaggio descritto la figura di Astolfo Guiderocchi, il tiranno che due volte venne esiliato da Ascoli Piceno.cite-ref-5[5]
• Al Canto Ottavo, dalla Gerusalemme Liberata, riscontra nel personaggio descritto la figura di Gian Tosto Guiderocchi, figlio di Astolfo Guiderocchi.cite-ref-6[6]

Note

cite-note-referencea-11. Ascoli nel Cinquecento, di Giuseppe Fabiani
cite-note-referenceb-22. Immagini della memoria storicamwav4 : atti del convegno di studi, anno 2.mwav8 : Montalto Marche, 12 agosto 1996 di Gianfranco Salvi
cite-note-33. Ascoli nel Cinquecento, di Giuseppe Fabiani e Immagini della memoria storicamwawm : atti del convegno di studi, anno 2.mwawq : Montalto Marche, 12 agosto 1996 di Gianfranco Salvi; i due autori concordano sull'effettiva realtà dell'avvenimento, ma non sul numero di giovani coinvolti: Gianfranco Salvi attesta la morte di due giovani, mentre Giuseppe Fabiani dice che siano morti quattro cittadini.
cite-note-44. Immagini della memoria storicamwawg : atti del convegno di studi, anno 2.mwawk : Montalto Marche, 12 agosto 1996 di Gianfranco Salvi. L'autore cita così i versi di Torquato Tasso: mwaws39 - Costei gl'ingegni femminili e gli usi sprezzò sin da l'età più acerba; ai lavori d'Aracne, a l'ago, ai fusi inchinar non degnò la man siperba; fuggì gli abiti molli e i lochi chiusi, che ne campi onestate anco si serba: armò d'orgoglio il volto, e si compiacque rigido farlo; e pur rigido piacque. 40 - Tenera ancor con pargoletta destra strinse e lentò d'un corridore il morso; trattò l'asta e la spada, ed in palestra indurrò i membri ed allenogli al corso:
cite-note-55. Immagini della memoria storicamwaxs : atti del convegno di studi, anno 2.mwaxw : Montalto Marche, 12 agosto 1996 di Gianfranco Salvi. L'autore cita così i versi di Torquato Tasso: mwax457 - Sorgea la notte intanto, e sotto l'ali riscopriva del cielo i campi immensi; [...]Tu sol punto Argillan, d'acuti strali d'aspro dolor, volgi gran cose e pensi, né l'agitato sen né gli occhi ponno la quiete raccorre o il molle sonno 58 - Costui pronto di man, di lingua ardito, impetuoso e fervido d'ingegno, nacque in riva al Tronto, e fu nudrido ne le risse civil d'odio e di sdegno: poscia in esilio spinto, i colli e 'l lito empiè di sangue, e depredò quel regno,
cite-note-66. Immagini della memoria storicamway4 : atti del convegno di studi, anno 2.mway8 : Montalto Marche, 12 agosto 1996 di Gianfranco Salvi. L'autore cita così i versi di Torquato Tasso: mwaze60 - Gli figura un gran busto, ond'è diviso il capo, e de la destra il braccio è mozzo;

Bibliografia

• Immagini della memoria storica: atti del convegno di studi, anno 2.mwazy : Montalto Marche, 12 agosto 1996 di Gianfranco Salvi
• Ascoli nel Cinquecento, di Giuseppe Fabiani

Voci correlate